Avevamo davvero bisogno di una storia d'amore ne "Il Diavolo Veste Prada 2"?
Probabilmente sì ma con una vera profondità narrativa.
Perchè la sceneggiatura ha scelto la pigrizia dello stereotipo invece di esplorare l'intimità di una donna contemporanea?
L'inserimento della tematica del congelamento degli ovuli non è stato un atto di inclusività verso le sfide biologiche femminili ma un pigro espediente narrativo per giustificare un senso di incompletezza.
Nel 2026, vedere Andy Schs - donna che ha scalato l'editoria e il lusso - ridotta al riflesso della “carriera che toglie tempo alla vita” è un passo indietro. Invece di normalizzare la scelta o il percorso biologico come parte di un'identità sfaccettata, il film lo usa come un timer ansiogeno che può essere disattivato solo dall'arrivo di un partner. Il tema del congelamento degli ovuli viene introdotto ma resta superficiale, quasi utilizzato come shorthand narrativo per dire: “guardate, è una donna forte…però triste”
Il film in questo modo rischia di avallare un messaggio tossico: l'idea che il successo professionale sia intrinsecamente un debito che si paga con la solitudine.
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Il nuovo interesse amoroso di Andy arriva nella trama quasi dal nulla. Non c'è costruzione, non c'è tensione emotiva, non c'è vulnerabilità condivisa.
Ed è un peccato perchè per la prima volta sarebbe stato interessante vedere Andy innamorarsi da adulta. Non la stagista confusa del primo film ma una donna consapevole, segnata dalle proprie ambizioni e dalla pressione costante di dover “funzionare” in ogni area della vita.
Uno dei limiti più grandi del sequel è che Andy continua a esistere quasi esclusivamente nel lavoro. La sua dimensione privata evolve solo sulla carta. E allora viene spontaneo chiedersi: perchè inserire questa storyline se non si aveva intenzione di esplorarla davvero?
Oggi il pubblico cerca personaggi femminili complessi, contraddittori e autentici in cui rispecchiarsi, qui invece sembra solo servire a “chiudere” Andy dentro un finale rassicurante.
Il vissero tutti felici e contenti ma non per forza innamorati.
By Giulia Costanzo
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